«I Salesiani Cooperatori laici attuano il loro impegno apostolico e vivono lo spirito salesiano nelle ordinarie situazioni di vita e di lavoro con sensibilità e caratteristiche laicali» (PVA, 3§2). Laico: nell’ambito ecclesiale dove il termine è nato, esso indica oggi – soprattutto dopo il Concilio e dopo le riflessioni a partire da Sinodo del 1985 sui laici – il battezzato che consapevolmente assume il compito della missione della chiesa nell’ambito profano. L’ambito profano indica, etimologicamente, l’ambito «fuori del tempio» («fano» = il tempio), cioè quello della vita quotidiana; e siccome oggi l’ambito sacro (che designava appunto lo spazio del tempio) è ridotto – anzi per i cristiani di per sé è scomparso perché per i cristiani ogni spazio è l’ambito dell’azione di Dio – il laico ha acquistato nella chiesa un’importanza primaria, anche se è un dato non ancora acquisito pienamente, sia a livello di coscienza che a livello concreto.
I Salesiani Cooperatori: una vocazione specifica nella Chiesa
Ma cosa vuol dire che il laico è il battezzato che assume consapevolmente la missione della chiesa nell’ambito profano? Vuol dire anzitutto che laici non si nasce ma si diventa, attraverso una decisione, una scelta: anche la laicità nella chiesa è uno stato di vita, una scelta consapevole. Per noi è una Vocazione che si esprime in una Promessa. Ma decisivo è comprendere la «missione ecclesiale», che è il compito fondamentale della Chiesa: esso è l’impegno di rivelare Dio nella propria vita – quindi annunciare la verità di Dio – e di testimoniare l’efficacia salvifica del vangelo di Gesù. Nella Chiesa tutti i membri, senza eccezione, sono chiamati a cooperare attivamente all’impresa divina della salvezza. Oggi, quindi, Cristo, a nome del Padre, Maria e la Chiesa a nome di Cristo, chiamano a sé e inviano verso gli altri ogni battezzato cosciente della sua fede. Ai cristiani pigri o disoccupati, addormentati, il Padrone della vigna dice: «Svegliatevi! Perché state qui tutto il giorno senza far niente? – Risposta drammatica attuale: Perché nessuno ci ha presi a giornata! – Allora, andate anche voi nella mia vigna!» (Mt 9,37). Il Concilio ha riaffermato questo con piena chiarezza, e proprio in modo impressionante, con il vocabolo della cooperazione. Nella Chiesa non ci devono essere parassiti: ogni battezzato viene personalmente chiamato a collaborare da buon figlio, all’impresa paterna di Dio, e proprio per questo ciascuno, sia ministro, sia laico, riceve dallo Spirito santo delle capacità differenziate, dei doni, «carismi», (1 Cor 7,7; 12,7), una possibilità di apportare un suo contributo, piccolo ma indispensabile.
don Giuseppe Casti

