AVERE RADICI PROFONDE, ESSERE FLESSIBILI E RICCHI DELL’ESSENZIALE

Nell’incanto della foresta di Vallombrosa, non dimenticherò mai la lezione di vita e di sapienza che mi hanno dato gli abeti.

Dal cuore, come sempre, nasce questo messaggio, miei cari amici, lettori del Bollettino e membri dell’amata Famiglia Salesiana. Questa volta voglio comunicarvi una riflessione che è sbocciata in una circostanza della mia vita. Una riflessione che mi ha donato la natura.

In mezzo all’insistente e turbinosa girandola d’impegni, incontri, viaggi e assilli quotidiani, ho potuto godere di uno di quei momenti che piacevano anche a Gesù e che i Vangeli ci ricordano: «Se ne andò sul monte o in un luogo deserto a pregare».

Il mio luogo particolare è stato il monastero di Vallombrosa, vicino a Firenze, dove ho avuto l’opportunità di una settimana di serenità e di pace per gli Esercizi Spirituali, insieme agli altri membri del Consiglio Generale.

Vallombrosa è un luogo molto semplice, sobrio, immerso nella natura, a mille metri di altitudine. Solo essere là era un invito alla preghiera, in quella ombra fresca, come dice il nome stesso, offerta da migliaia e migliaia di abeti, dritti e alti anche più di venti metri. La foresta di Vallombrosa è uno dei “polmoni verdi” più importanti d’Italia e con alberi considerati tra i più longevi d’Europa.

Ma proprio quegli alberi mi hanno impartito una lezione sapienziale e spirituale che non dimenticherò. Avevo notato che erano abeti molto alti, ben dritti verso l’alto. Ma con una chioma striminzita, con pochi rami e poche foglie. Come se si accontentassero dell’essenziale per poter respirare, vivere e crescere.

Incuriosito da queste particolarità, interrogai un esperto. Mi confermò che gi abeti di quella zona avevano caratteristiche speciali. Queste: erano alberi con le radici molto profonde, un tronco molto flessibile e un fogliame (rami e foglie) ridotto all’essenziale.

Il perché di tutto questo mi meravigliò ancora di più.

Le radici profonde sono necessarie per cercare umidità e acqua, anche quando in superficie capitano periodi di siccità o estati roventi, che inaridiscono anche la montagna.

Il tronco è alto perciò deve essere molto flessibile per poter oscillare e neutralizzare la pressione del vento. Se fosse rigido correrebbe il rischio di spaccarsi quando imperversano le bufere, non infrequenti da queste parti.

La chioma ridotta è anch’essa un frutto della saggezza naturale. Se fosse ampia e con molti rami le grandi nevicate invernali potrebbero stroncarla sotto il loro peso, mettendo in pericolo l’albero intero. Rimasi sorpreso e anche meravigliato dall’evidenza della spiegazione.

Le tre caratteristiche

«Che incredibile metafora, che lezione di vita impartisce la natura a noi esseri umani» mi dissi e pensai immediatamente a noi. Quanta sapienza “salesiana” nelle tre caratteristiche dell’albero.

La prima ci insegna a vivere con profondità e interiorità, cercando le Sorgenti della Vita, per scoprire l’«acqua pura» della serenità, della calma, della pace anche nei giorni difficili, nei momenti di dolore e di dispiacere. Questa sorgente per noi non è senza nome. Le nostre radici affondano nella “terra” di Dio, dove troviamo il senso di tutto. Così questo mondo non riuscirà mai a inaridirci e prosciugare le nostre energie vitali.

La seconda qualità è la flessibilità. Significa opporsi alle energie distruttive, resistere alla distruzione, piegandosi. Significa essere elastici e versatili quando è in gioco ciò che è veramente importante. Quando cambiamo l’intransigenza in dialogo, in ascolto, in pazienza e vicinanza, tutte qualità che nascono dall’amore, non saremo “spezzati” facilmente. Siamo figli di un padre che, in seminario a Chieri, per distinguersi da un altro chierico che aveva lo stesso cognome e che diceva di sé «Io sono Bosco di nespola (legno duro e nodoso)», disse semplicemente «Ed io mi chiamo Bosco ‘d sales (in piemontese “di salice”, legno dolce e flessibile). E tale fu sempre per tutta la vita.

La terza qualità ci invita a ricercare solo ciò che è veramente essenziale, ciò che ci basta per essere felicemente in armonia con noi stessi, gli altri e le cose. Alleggeritevi dei fardelli inutili, ritrovate la semplicità, eliminate la competitività in ogni campo della vostra esistenza. La ricchezza di un uomo si misura da quello di cui non ha bisogno.

La lezione della natura è decisamente opportuna in quest’anno in cui invitiamo le famiglie a riflettere per essere «scuola di vita e di amore». È una lezione che vale per le relazioni personali, i vincoli famigliari, l’educazione e l’accompagnamento dei figli. È utile per ogni affetto e amicizia e anche negli ambienti di lavoro. Ovunque sia in gioco chi siamo, come siamo e come ci sviluppiamo.

Non dimenticherò la lezione degli abeti di Vallombrosa. Ascoltateli anche voi. Sono una delle infinite orme che il Creatore ci ha lasciato quaggiù.

Vi saluto con affetto e siate felici.